All Cops Are Bastard

Mi siedo senza nessun pregiudizio sulla mia poltroncina nel multisala e guardo disincantato il nuovo ed ennesimo film sul tema “sbirri” allo sbaraglio.Mi alzo centoventi minuti più tardi e mentre torno a casa penso a quello che ho visto.

Un film che non ha nessun nerbo, una mera rappresentazione del degrado che attanaglia le forze dell’ordine in una repubblica che fronteggia i suoi disagi per mezzo dei suoi stessi figli in divisa.
L’apologia al fascismo è netta, presente e ben rappresentata dal musone squadrato e oppressivo dei ritratti del duce che campeggiano in casa di Cobra () e dove i protagonisti si ritrovano per parlare, pianificare spedizioni punitive e lenire una sofferenza individuale che trova sfogo nell’uso della sia privata che pubblica.
Non si tratteggiano che uomini abbandonati e sottratti al loro vero compito da uno che pretende moltissimo e dona molto poco in cambio.
Manca totalmente la verità storica, gli accenni ai fatti di cronaca e di violenza del nostro paese sono affrontati in termini risibili e di nessuna consistenza.
Una mezza frase sui fatti di Genova, un accenno alla morte di Raciti durante una delle molte domeniche di sangue del calcio italiano, una criticabilissima affermazione e ricostruzione sull’uccisione del tifoso Gabriele Sandri e molte, troppe, lacune nel rappresentare una classe di lavoratori che dovrebbero essere esclusivamente al servizio del cittadino.
Non posso considerare questo film come un manifesto, la denuncia si perde nei meandri di pestaggi gratuiti e luoghi comuni, tra i mille disagi di cui è vittima il nostro paese.
Mentre si dipingono i poliziotti manovella e leva delle più disparate incongruenze sociali, si trascurano completamente i veri motivi del bieco uso che fa lo stato dei suoi rappresentanti.
Sgomberi di cittadini e campi nomadi, servizi d’ordine allo stadio, mancanza di personale non possono essere la rappresentazione totale del lavoro svolto dalle forze dell’ordine.
Non si può caricare il giovane poliziotto Spina del ruolo di buon poliziotto che non accetta il compromesso morale dei suoi colleghi e ne denuncia l’osceno comportamento.
Un senso di disagio profondo non viene dalla rappresentazione a tratti parodistica del poliziotto che canta -“Celerino figlio di puttana …..” – ma dal clima di violenza psicologica che si avverte in tutto il film.
La , nel film, è forza soverchiante e discriminatoria, strumento di violenza e repressione.
Sono rimasto amareggiato dalla poca forza con cui si è dato risalto a chi ogni giorno fa il suo lavoro con coscienza e dedizione, per una paga da fame a fronte di rischi enormi.
Le scene di violenza negli stadi sono forse le più vere e emotivamente adrenaliche.
Si percepisce pienamente l’impatto della violenza senza un fine, di quella parte di tifo criminale che si riversa negli stadi ogni domenica e  il cui solo intento è quello di sfogare le più basse pulsioni di distruzione, frutto di una sofferenza sociale e educativa importante.

Curioso ma pigro fluttuo per la rete cercando diversivi dallo sgranocchiare bambù.

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