Coloriamo insieme la storia ma solo con i colori dei vincitori

La storia la scrivono i Vincitori” questa è la classica frase qualunquista che tiene poco conto di tutti i risvolti e le pieghe che si dipanano dalla parola storia. Nel caso dell’ la storia è quasi sempre stata non solo scritta ma interpretata a piacimento dal boss di turno e la leggenda perpetrata e diffusa nelle maniera più fantasiosa e negazionista possibile.

Aristotele a proposito degli eventi umani diceva che le bugie dei vincitori diventano storia mentre quelle dei vinti vengono scoperte. Aristotele oggi sarebbe smentito in parte dalla rete e dalla sua incredibile investigatoria rispetto alle questioni dei vinti e dei vincitori. Le grosse porcherie, anche quelle dei vincitori, oggi vengono a galla perchè basta un telefonino, una videocamera o semplicemente Twitter per fare luce su ciò che una volta sarebbe rimasto per sempre nell’ombra.

Perchè le bugie dei vinti si trasformino in storia però non basta il telegiornale della sera che sparge la solita unica voce del potere, ci vuole anche l’. Si comincia ad andare a scuola verso i sei anni e se tutto va bene si smette di formarsi nel senso accademico del termine verso i ventisei. Si dovrebbe invece per saggia regola smettere di informarsi e di essere curiosi solo al sopraggiungere dell’eterna dipartita.

Se il materiale che viene proposto ai viene sapientemente modificato e propinato nelle giuste dosi, il risultato è garantito. Il cattivo è veramente cattivo, i buoni sono buoni e l’ombra scottante dei fatti reali è cancellata per sempre dalla memoria delle nuove generazioni.

E’ il caso del libro a fumetti “We Shall Never Forget 9/11 – The Kids’ Book of Freedom”. Stampato e promosso come “una lettura chiara e onesta che non si discosta dai fatti” mostra all’immaginifico dei bambini americani un Osama Bin Laden che si ripara dietro una donna ( con il burqa … of course) mentre viene catturato dal bravo marines di turno.

Intendiamoci bene … non avevo simpatia per il talebano Osama ma da qui ad arrivare ad affermare a chiusura del libro

Children, the truth is, these terrorist acts were done by freedom-hating radical Islamic Muslim extremists. These crazy people hate the American way of life because we are FREE and our society is FREE

ci passa un’intera schiera di credenti musulmani amanti della pace, del rispetto e della convivenza civile tra le religioni del nostro pianeta. Rappresentare Osama in questo modo viola non solo la sensibilità religiosa di molti musulmani ma scredita il valore storico dei fatti, sulla morte del terrorista infatti non sappiamo un bel nulla, se questa volta ci hanno raccontato di averlo sepolto in mare, la prossima potremmo vederlo parlare di petrolio con i Bush.

Istillare nella mente dei bambini che la diversità religiosa o di usi e costumi è pericolosa per il proprio modus vivendi è nocivo, fuorviante e rischiosissimo per la futura convivenza di popoli diversi. Tale mescolanza è già una realtà in un mondo dove l’immigrazione è il motore di questo nostro microcosmo globalizzato.

Curioso ma pigro fluttuo per la rete cercando diversivi dallo sgranocchiare bambù.

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