Rifugi antiatomici bunker e sicurezza nazionale

Un diciassettenne nel 1918 sostenne un brillante esame dal tema “Caratteri distintivi dei suoni e loro cause” presso la Scuola Normale Superiore di Pisa per esservi ammesso come studente. Dopo aver stupito la commissione d’esame per l’estrema chiarezza e per l’approfondita disamina del problema e per aver brillantemente sostenuto le proprie tesi con argomenti ed esempi calzanti e fuori dal comune venne non solo ammesso ma si qualificò nella selezione come il primo tra tutti i candidati. Il giovane in questione si chiamava Enrico Fermi. Non sarebbe diventato famoso e popolare per i suoi studi in materia di suono ma per aver completamente rivoluzionato il di allora e di oggi con le sue scoperte sulla fisica nucleare. Molti anni dopo a capo del Progetto Manhattan contribuì con i suoi studi in maniera significativa alla creazione della prima bomba atomica ed è da qui che comincia la storia del moderno, del pericolo nucleare, dei suoi usi più belligeranti, della protezione dei cittadini da eventuali attacchi, dalla paranoia della guerra fredda.

Fu proprio durante la guerra fredda che si cominciarono a costruire i primi antiatomici, in prevalenza negli Stati Uniti ma non solo. In molti dei paesi della ex Unione Sovietica abbiamo diversi esempi di questo tipo di abitazione di sopravvivenza, persino la metropolitana di Mosca è stata costruita con dei criteri che permettessero la sopravvivenza in caso di attacco atomico. Date le poche notizie che si avevano fino a pochi anni fa non è dato sapere quanti e quali tipi di rifugi siano stati costruiti ad esmpio in Cina così come in Corea.

Notizie e numeri certi invece li abbiamo sulla Svizzera che a buker e rifugi sta messa benissimo anzi alla grande. Lo standard di costruzione e realizzazione della messa in opera e del funzionamento dei bunker è svizzero e rispetta una normativa ben precisa. Per una legge degli anni ’60 ogni cittadino svizzero deve avere un posto in un . I bunker devono avere solai di 40 cm di spessore e  muri di trenta, essere autosufficienti per almeno sei mesi per quello che riguarda cibo, acqua e aria. Chi non dispone di un bunker, che può essere condominiale o relativo alla singola abitazione, deve pagare un contributo sostitutivo (l’ammontare è fissato in base al numero di posti protetti) nonché una tassa (calcolata sulla base del valore dell’investimento per la costruzione dell’immobile). La Protezione civile svizzera assicura che ci sono “270 mila rifugi e 3500 impianti, che garantiscono un posto al 95% della popolazione”, il restante 5% della popolazione invece fa una buchina in terra e si attacca al tram 🙂 .

Mantenere in vita questo enorme patrimonio edilizio a scopo protettivo ha dei costi da capogiro ed è per questo che negli ultimi anni il governo di Berna ha deciso di mettere in vendita o di destinare ad altri usi tutte queste belle casette rinforzate. Demolire un rifugio antiatomico costerebbe intorno ai 125 mila euro, mentre mantenerlo in funzione e in efficienza costa svariati milioni di euro. Decidendo di svendere questo patrimonio di guerra la Svizzera è passata sopra alle evidenti contraddizioni in materia edilizia dato che i rifugi non hanno finestre nè si possono considerare a tutti gli effetti delle soluzioni abitative convenzionali. Questa strana vendita ha trovato comunque degli estimatori che con poche decine di migliaia di euro hanno acquistato i loro rifugi personalizzandoli nelle maniere più disparate trasformandoli in stanza dei giochi per i propri figli o in una bella, fresca e ultra sicura cantina per i propri vini.

Quando l’anno scorso a Fukushima il reattore della centrale atomica è saltato provocando il disastro ambientale e umano che tutti conosciamo, la richiesta di bunker antiatomici in è risalita vertiginosamente. La  Northwest Shelter Systems è una piccola ditta americana che nei giorni della tragedia giapponese ha visto aumentare le proprie commesse di circa il 70%, prima della catastrofe costruiva e vendeva poche decine di rifugi l’anno a una clientela che definire anacronisticamente paranoica è poco.

Nel resto d’Europa la costruzione e messa in opera dei bunker antiatomici ha avuto fasi alterne a seconda dei paesi dell’unione. In Svezia il governo costruì bunker antiatomici in grado di assicurare riparo a circa 7,2 milioni di persone coprendo quindi l’81% del fabbisogno nazionale. La Finlandia non fu da meno realizzando una copertura per circa 3,4 milioni di cittadini coprendo quindi la sua quota di sicurezza per oltre il 70% della popolazione. Messe meno bene sotto il punto di vista dei numeri sono la Germania che con solo il 3% di ripari per la popolazione è agli ultimi posti, battuta comunque dall’Austria che pur coprendo il 30% del fabbisogno statale aveva costruito rifugi antiatomici per la maggioranza senza sistemi di ventilazione adeguati allo scopo.

L’incubo della guerra fredda è ormai passato da anni e la costruzione dei bunker è notevolmente rallentata se non addirittura del tutto cessata in moltissimi paesi del mondo ma  rimangono a memoria perenne quelli che furono costruiti negli anni del boom. Il Richard Ross nel suo interessante “Waiting For The End Of The World” ha girato il mondo ritraendo le vestigia di questi simulacri della paura. Spesso abbandonati appaiono oggi come monumenti alla follia, riadattati e riutilizzati secondo il gusto del proprietario e del paese in cui sono stati costruiti, testimoni muti come questo enorme fiume di ricchezza che li ha creati poteva essere speso in maniera più costruttiva,per esempio, nella realizzazione di scuole e ospedali.

Ecco a voi una bella galleria delle foto scattate da Richard a questa follia tutta umana. Enjoy!

Fonti : FanPage | Repubblica | WikiPedia | Wikipedia | Richard Ross

Scrivo per chi mi paga , per chi mi piace e perchè forse non so fare molto altro. Non dico di saperlo fare bene ma parlando poco e fumando molto, il miglior posto dove trovarmi è sempre dietro una tastiera o con gli occhiali sulla fronte a leggere un libro.

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