Norvegia alla sbarra

L’assassino saluta

Quando Anders Behring Breivik ieri è salito sul banco degli imputati si è presentato al mondo per quello che è : un assassino. In un impeccabile abito nero dal retrogusto di grande magazzino ha salutato i presenti, la corte e il mondo intero con il suo stupido saluto fascista.

La commozione

Nonostante abbia ucciso senza nessuna pietà 72 persone, indugiando a tratti nella sua opera, per puro deviato godimento, ieri sul volto dell’assassino non è scesa nessuna lacrima per le vittime del suo insano gesto.  La sola commozione vista è stata quando il suo farneticante video di presentazione al mondo, messo in rete pochi giorni prima della strage è riprodotto nell’aula giudiziaria del di Oslo.

Infermità Mentale

Si discute già sulla possibilità di reputarlo non in grado di intendere e volere perchè a detta di qualche esperto l’ è certamente disturbato.
Quello che pensano i familiari delle vittime è sicuramente diverso dal parere degli esperti e la paura che la colpa di un’assassino venga mitigata per la sua devianza mentale è forte.
Pianificare attentamente un omicidio di massa, procurarsi equipaggiamento, materiali e know how su come costruire bombe, usare fucili e pistole, acquisire sicurezza nelle proprie folli idee non mi sembra affatto da persona disturbata. Anzi.

La giustizia

Se un uomo partorisce e da forma a un piano stragista così ben pianificato non è pazzo ma lucidamente convinto di quello che sta per fare e per questo deve pagare il suo crimine  nei confronti della società e dei familiari delle sue vittime con una pena altrettanto lucida nel giudizio.

Addurre come prova l’attenuante dell’infermità mentale sembra diventato un vizio di forma per tutti quei processi in cui l’efferatezza del singolo prevale sul senso comune di pacifica convivenza e rispetto della maggior parte della società civile. Con l’infermità mentale mi sembra si voglia negare che l’uomo è  il solo vero predatore di questo nostro mondo malato. Assolverlo in parte o in tutto per i suoi gesti trincerandosi dietro il disturbo mentale è divenuta una forma di comodo per non riconoscere le malattie comportamentali indotte dalla nostra moderna e decadente civiltà.

Le responsabilità

L’abbandono del singolo ai propri pensieri da parte di una società votata da troppo tempo ad interessarsi solo dell’arricchimento materiale è anche colpa di ognuno di noi. Anders Behring Breivik è anche figlio nostro, della nostra diffidenza verso gli altri, del nostro menefreghismo da porta accanto. Dalla nostra paura del diverso.

La civile Norvegia, come anche il nostro bel paese, vive un clima di diffidenza verso lo straniero che è assolutamente ingiustificato. Nei discorsi da bar l’immigrato, quello che una volta era il terrone, adesso è diventato il cinese, il rumeno, l’albanese, il marocchino, il cileno, il senegalese e chiunque venga da più lontano del naso dalla bocca. Se anche i politici nostrani si sperticano in alzate di voce sull’affondare barche al largo delle nostre coste, a urlare superiorità di razza per padane virtù, allora non ci possiamo stupire che questo tipo di avvenimenti capitino, anche da noi, in una normale mattina di mercato come nel caso di Firenze. I morti in quel caso sono stati “solo” due ma a terra quel giorno è rimasto molto altro.

I presupposti

Sono sbagliate le  fondamenta in tutta questa . Poca , pochi libri, poca cura di leggere e informarsi, poca curiosità verso chi ha usi e costumi diversi dai nostri, poca lungimiranza politica sui processi di integrazione tra singoli alienati da lavoro, sacrifici e bollette da pagare portano l’individuo a uno stato di follia della solitudine

Le armi

E poi ci sono le armi, le onnipresenti armi. Dannosissimi strumenti di un mercato fiorente che non conosce crisi sin dalla sua invenzione più prima. Si possono acquistare, anche se con difficoltà, su internet, allo shop sotto casa  mostrando la semplice patente come succede negli Stati Uniti, si possono fabbricare unendo fertilizzanti chimici per agricoltura. Si possono cercare e fabbricare solamente se mossi dalla voglia di usarle e se qualcuno continua a produrle.

Il giudizio

Non ho idea di come andrà a finire il processo di Breivik, ma sono sicuro che dietro il suo sconsiderato gesto ci siano molte più responsabilità di quelle che si vogliono attribuire solo a lui. Non sarà la decisione in merito al suo stato di salute mentale a far finire o iniziare il processo, sarà forse il far luce su tutti gli aspetti di connivenza, omertà e disinteresse che  hanno portato all’ideazione e alla realizzazione di questo folle piano omicida.

Alla sbarra forse non c’è un solo assassino.

Curioso ma pigro fluttuo per la rete cercando diversivi dallo sgranocchiare bambù.

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