Una commedia all’italiana

Quella dei decenni ’50, ‘60 e ’70 è indubbiamente un epoca ricca di “cult” per quanto riguarda il mondo cinematografico . E’ l’epoca di Alberto Sordi, Vittorio De Sica, . Quest’ultimo è diventato il protagonista assoluto di quel periodo aureo, e non solo, anche il personaggio principale di uno dei capisaldi del di quel tempo: “Il sorpasso”.

In una mattinata di ferragosto due persone ritrovatesi amici per caso, un giovane e timido studente di giurisprudenza, interpretato da Jean Luis Trintignant, e un magnifico Vittorio Gassman, un quarantenne puerile e smaliziato, partono per un lungo “on the road” a bordo di una Lancia Aurelia B24, che li porterà da Roma alla Costa Azzurra.

E’ proprio qui che, a causa di un sorpasso azzardato ad opera dello stesso Trintignant, in un momento di delirio e al culmine del suo viaggio interiore che lo ha portato ad essere un avventuriero disincantato come Gassman, il giovane studente trova la morte. L’automobile cade da un burrone: a salvarsi sarà soltanto Gassman.

La scelta dei protagonisti e addirittura dell’automobile riflette il simbolismo più puro. Trintignant è il classico borghese medio-alto, la cui vita è ancora scandita e permeata da antichi valori morali. E’ una persona fondamentalmente fragile, ma che durante il suo viaggio spirituale, diventa inconsapevolmente come Gassman, per cui prova un inconscia simpatia. Proprio come lui, cerca di superare i limiti, di tentare il tutto e per tutto in imprese rischiosamente audaci.

Morto Trintignant, è morta anche l’ dei conservatori, delle “persone per bene”, per far posto ai disincantati arrampicatori sociali del boom economico, come Gassman. Anche l’ automobile si carica di una particolare valenza simbolica: il tipo di Lancia su cui viaggiano i protagonisti, rappresentava, al momento della sua uscita, lo del garbo e della signorilità, ma che poi mutò subito nell’ideale di automobile impetuosa, feroce, una di quelle truccate che si guidano nelle gare clandestine.

Alla fine del viaggio l’auto, metaforicamente l’Italia, viene distrutta per il semplice motivo che non è stata guidata in maniera corretta, come in maniera corretta non è stata governata. Una metafora che sembra, purtroppo, fin troppo attuale.

 

Sono un giovane napoletano appassionato di scrittura e di lettura. In particolar modo di storia e informatica.

1 Comment

  • Rispondi giugno 4, 2012

    gian

    Un classico.. comunque bell'articolo

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