Reduci di Guerra

Non amiamo la guerra. Nessuno la ama. Solo i produttori di e le lobby ingrassano nel creare nuove di distruzione. Gli Stati Uniti sono tra i primi produttori al di giocattoli mortali e sono anche uno dei paesi con il più alto numero di conflitti sulle spalle sia storicamente sia come presenza odierna nei più disparati fronti di battaglia moderni.

Il problema con le armi e con le guerre è che poi i tornano a casa dopo essere stati maciullati in qualche giungla umida o in qualche deserto arso dal sole. Se una volta molti tipi di ferite erano mortali, ad oggi, grazie ai progressi incredibili della medicina, molti soldati che una volta sarebbero stati dati per spacciati riescono a tornare a casa vivi. Non si sa in quali condizioni ma ritornano a casa.

Comincia da questo ritorno il lungo, lento e doloroso percorso di riabilitazione e ricostruzione di vite spezzate dagli interessi economici di politici e multinazionali disposte a tutto pur di ottenere un profitto, anche se fatturato sulla pelle dei propri concittadini.

Al Brooke Army Medical Center di San Antonio ogni anno arrivano migliaia di soldati USA feriti, amputati nei conflitti in Iraq e Afghanistan, per farsi curare, ricostruire e cercare di riprendere una vita che non sarà mai più la stessa, sia fisicamente sia mentalmente.

Per quanto siano stati sfortunati i reduci statunitensi godono di un’assistenza medica di prim’ordine, cosa che è del tutto negata alle loro vittime in giro per il mondo.

La guerra nella sua spietata efficienza annulla completamente un patrimonio umano di caratteri, aspirazioni e sogni che sarebbero potuti diventare grandi se solo non fossero incappati in uno scontro a , saltati su una mina o conosciuto l’orrore di un’onnipresente senso d’impotenza di fronte a tanta follia distruttrice.

Curioso ma pigro fluttuo per la rete cercando diversivi dallo sgranocchiare bambù.

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