Sacchetti della spazzatura e scale : un lavoro da disoccupato organizzato

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Dopo aver perso il posto di lavoro, quello della vendita di sacchetti della spazzatura porta a porta è stato uno dei miei primi lavori da disoccupato organizzato. Il lavoro di per se non è entusiasmante ma i risvolti sono spesso interessanti.

Il camioncino dei disperati che lavora con me si ritrova ogni mattina in una banale strada di periferia. Raccatta tutti di buon mattino, quando ancora non si sono sciolti gli umori del letto dal viso. C’è chi puzza di sudore non lavato e chi ha già fumato almeno tre – quattro sigarette. Chi si è fatto già un cordiale per tirarsi un pò su e c’è sempre quello nuovo e spaurito che deve iniziare e non sa neanche come presentarsi. Forse è la prima volta che gli tocca fare un lavoro di merda in vita sua o forse è proprio la prima volta che lavora e non si sarebbe mai immaginato che il fantastico ” mondo del lavoro” è fatto da gente che non ha voglia, è scontrosa e per una minima cazzata ti salta alla gola.

Il camioncino è stracarico di sacchetti della nettezza in rotoli da 500 sacchetti. Sono belli massicci e lucenti, pesano un casino, a toccarli ti si riempiono le mani di una polverina sottile nerastra e ti domandi sempre quanta gente è morta in Cina per fabbricare quella roba.

Il lavoro di per sè è una stronzata, il capoccia che guida il furgoncino ti porta in una determinata zona, ti da la tua quota di sacchetti, la conta insieme a te e ti ammolla un lurido zainetto sporco e incrostato del sudore di mille schiene. Tu prendi e sbatti dentro i tuoi sacchetti, vai verso il primo portone di un condominio, suoni un paio di campanelli e così comincia la danza.

Il difficile non è suonare i campanelli ma farsi aprire, non conviene dire che metti la pubblicità in cassetta, per quella non solo non ti aprono ma ti mandano spesso affanculo. Il metodo migliore è suonare un pò di campanelli e dire che sei un non meglio specificato tecnico. Meglio se biascichi un pò spazientito quando rispondono in più persone. Tu sei a lavorare e la brava gente del palazzo non si deve sentire disturbata perchè tu hai da fare.

Questo naturalmente vale solo nel caso che si tratti di condomini di quelli belli grossi, quelli che per riconoscere le porte ci dovresti fare serie e serie di simboli per venirne a capo. Nel caso delle bi-familiari o comunque realtà meno imponenti si deve usare un’altra strategia.

Una volta dentro al palazzo la speranza è una sola: l’ascensore. Se non c’è l’ascensore e ci sono sette piani ti tocca farteli tutti a piedi con lo zaino perchè si inizia a suonare alle famiglie dell’ultimo piano per poi calare giù verso i piani bassi come una massa vomitante sacchetti della nettezza.

Non si può lasciare lo zaino con tutti i pacchi dei sacchetti al primo piano perchè la gente te lo incula in pochi secondi. Se ti rubano lo zaino devi rimborsare l’azienda del costo del tuo carico e considerato che ti pagano a provvigione perdi come minimo l’equivalente di un paio di giorni di lavoro, almeno.

Adesso che c’è crisi e a suonare alle porte della gente c’è praticamente il mondo che vuole venderti qualcosa è diventato piuttosto difficile farsi aprire ma nel tempo in cui ho lavorato per la mafia del sacchetto avevo imparato qualche trucchetto niente male.

L’aspetto in questa società è praticamente tutto, ti vengono tagliati addosso giudizi solo per come sei vestito e non per come pensi. L’avere una maglietta pulita, meglio una camicia, aiuta moltissimo a creare un lato di fiducia positivo nei nostri confronti. L’eccessivo impomatamento dei venditori di assicurazioni crea invece stress nella persona a cui ci si presenta e spesso la giacca e la cravatta vengono vissuti come un’ostentazione di uno stato superiore che non tutti gradiscono. Me per primo.

I rifiuti all’aprire la porta non sono solo all’ordine del giorno variano in una scala da nessuna porta aperta a poche sporadiche occasioni. Sono le sporadiche occasioni che vanno sapute cogliere.

Osservare tutto con attenzione è la prima regola da seguire, probabilmente è solo una mia deformazione, ma l’attenzione ai particolari è fondamentale. Nel moneto stesso in cui la porta si apre il mio cervello comincia a registrare tutto quello che è lo spaccato e il percepibile da quello spiraglio che la porta aperta crea tra l’adito delle scale e l’abitazione del “cliente”.

Un buon odore è spesso sinonimo di pulizia, una casa ben illuminata è subito accogliente, l’abbaiare intenso di un cane non fa mai presagire nulla di buono, il profumo di minestrone anche d’estate indica una vecchia, un ambiente buio e disordine dentro la casa un cliente perso in partenza, il viso, le mani, le scarpe di chi ti apre sono radiografie della condizione sociale e economica del tuo avversario da battere a colpi di euro che usciranno dal suo portafoglio in favore del tuo.

Il sorriso è sempre stata la mia arma migliore insieme a una parlantina da vero motherfucker. Non dare il tempo di ragionare, premere tasti che sai di voler premere, sfruttare a tuo vantaggio ogni informazione raccolta nei secondi tra l’apertura della porta e lo sguardo indicatore di chi ti ha aperto.

Lo zaino va posato a terra in maniera tale da non creare sospetto quando le persone ti guardano prima dall’occhietto della porta, non sei andato a vendere qualcosa, sei solo un ragazzo che ha suonato al campanello.

Cominciare a parlare. Come un fiume in piena, proponendo l’acquisto dei sacchetti come una rivoluzione comoda del mondo moderno, convenienza allo stato puro, calcolare costo di ogni singolo sacchetto, snoccialarne robustezza e capacità effettiva, sfruttare sistematicamente debolezze di vecchie e giovani ecco cosa ho imparato.

I giovani se hanno due soldi in tasca e sei bravo a far leva sul fatto che fai un lavoro del cazzo e loro lo sanno bene un paio di pacchi te li prendono sempre, sanno cosa significa essere sfruttati e fare un favore a un collega visto la cifra esigua non è così impossibile.

I vecchi sanno cosa vuol dire avere figli e nipoti senza lavoro se possono ti comprano qualcosa, ma spesso non ti comprano proprio nulla perchè anche quei cazzo di dieci euro gli servono per comprarsi le medicine e fare la spesa con i ramini. Questa è una delle cose che non mi lascia mai indifferente. Gente che si è rotta il culo tutta una vita, privata alla fine della loro esistenza di una dignità che gli è dovuta per principio e per giustizia sociale. I contributi che hanno versato a questo nostro ingordo paese sono nelle tasche di qualche ricco stronzo alla cui porta non ho ancora mai bussato, perchè alla  porta di certa gente bussano solo gli amici di amici, gente che dei sacchetti della spazzatura ne fa benissimo a meno e la merda la incarta direttamente in fogli da 100 euro.

Se fai leva sul fatto che il vicino ti ha comprato 4 pacchi di sacchetti, sia vero o meno, puoi cercare di convincere del buon affare anche gli altri a cui suonerai dopo. Se il tuo zaino si alleggerisce durante la discesa verso i primi piani vuol dire che sta andando bene la giornata e che tu stai diventando ogni giorno uno stronzo migliore e che hai imparato a vendere il nulla con sempre maggiore efficienza e che sei diventato ancora una volta un meccanismo orribile di questa società dove se lo metti nel culo sei migliore di quello che lo prende.

Ci sono lati estremamente affascinanti del fare certe tipologie di lavoro che io definisco brutali, l’incontro con le persone e con emozioni che non sapevi di potere provare. Iniziando da una cosa stupida, a volte da solo per corridoi di palazzi immensi, nell’oscurità della luce delle scale che si spegne all’improvviso ho avuto paura. Una paura immotivata, ancestrale eppur vivissima. La stessa paura che a volte ho visto negli occhi di chi mi ha aperto e che mi è stata trasmessa in un vago senso di inquietudine.

Ho scoperto anche che certe scene che vedi solo nei porno possono diventare reali, chiedi un bicchiere d’acqua perchè è il quarto palazzo che ti fai e quella che ti eri portato dietro te la sei scolata un paio di rampe di scale prima e non solo la ragazza accetta di dissetarti ma ha in mente per te il più bel pompino da ninfomane disperata che tu abbia mai provato.

Mi sono trovato a bocca aperta davanti a usci malfamati che celavano meravigliosi giardini e altrettanto smarrito sono rimasto davanti a gente del tutto persa nei meandri di chissà quali pensieri. Mi hanno aperto uomini nudi e esibizionisti di tutti i generi, vecchi, donne, bambini,malati di mente, gente che mi ha mandato a cagare, gente che ha chiamato la polizia e gente che mi ha accolto anche solo per pochi minuti come uno di casa. Il campionario umano è dietro le porte e per vederlo a volte è bastato solo bussare.

Ho suonato anche alla porta di persone che conoscevo prima di perdere il lavoro, alcune mi hanno aperte e sono rimaste senza parole, altre hanno fatto finta di niente e borbottando hanno chiuso la porta.

Ho sudato, prima di lasciare perdere la via del venditore di sacchetti, sette camicie in giro per diverse province, ho litigato su pagamenti e riscossione stipendio ma ho mangiato panini accoccolato su mille scale, sentendomi comunque libero, al fresco di androni silenziosi o al sole di piazzali dimenticati da dio. Di sicuro dagli uomini.

Sono uno qualunque, la mia storia è alquanto comune. Sono uno dei tanti che ha perso il lavoro, ho le mie idee e vivo su questa stessa vostra terra. Solo che non mi vedete o non lo volete. Potrei banalmente essere te per questo il mio nome non è importante.

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