Nadia Lee Cohen

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Internet straripa di foto di belle donne, uomini, amplessi, polluzioni, , atteggiamenti glamour e anche di gatti. Ma questa è un’altra storia. In mezzo a tutta questa marea di corpi, nudità, pose oscene e caste figure, la figura femminile ha sempre la maggiore, forse perché è l’uomo a dettare ancora le regole su questo pianeta, i risultati d’altronde sono sotto gli occhi di tutti.

Non è semplice riconoscere in mezzo a tutto questo bailamme di corpi sudati e foto discinte un vero e proprio significato della parola . Molto spesso confondiamo l’erotismo con la banale pornografia, la pornografia del resto è ovunque, è in bocca a ragazzini tredicenni brufolosi che con i loro discorsi a base di games e ricerche da fare a scuola invadono gli autobus all’uscita da scuola. È negli occhi porcini e sbavati del cinquantenne un po’ obeso e frustrato che guarda le ragazze per strade leccandosi gli angoli della bocca, la intravedi nelle donne leopardate, minimali e strizzatissime dentro abiti che andavano bene quattro taglie fa e molto probabilmente anche un ventennio prima, la pornografia è negli occhi di chi guarda e non solo nelle mani di chi cerca consolazione davanti a uno schermo schizzando fazzolettini usa e getta in un turbinare di video, gemiti e echi di un’esistenza da reality show, in un turbinio da luce rossa accesa davanti a una telecamera che non inquadra più il reale ma il supposto.

È la fantasia oggi ad essere pornografica, priva di riferimenti com’è, costruita sul nulla e alimentata dal nulla, costruita da vibrazioni di cellulari all’ultima moda, scarpe spaziali, di gomma, abbigliamento di marca ma sempre da tre lire e un’assenza quasi uniforme di vero contatto umano. No, non mi basta il — “ti whazzapo questa perchè fa spisciare”.

Ed è forse questa sensazione di disgusto, questo turbamento soffuso ma perenne che descrive il glamour bastardo e malato delle foto di Nadia Lee Cohen. Modelle dagli occhi avulsi, persi nel vuoto inquietante di un’esistenza fatta di colori sgargianti e brillantissimi, tipiche situazioni da immaginario maschile, erotismo malato da copertina.

Con un folto sottobosco di cultura pop deviata da se stessa il cammino di Nadia è costellato dalle icone di quella stessa cultura a cui si ispira e così da una Marilyn Monroe in procinto di spararsi, a un David Lynch, da Terry Gilliam a Russ Meyer, possiamo riconoscere i capisaldi di un mondo in disfacimento.

Un mondo in cui è Mc Donald’s ad essere sponsor ufficiale di Expo2015 e non tua zia Gradisca, si, quella del banco delle piade in Riviera.

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Scrivo per chi mi paga , per chi mi piace e perchè forse non so fare molto altro. Non dico di saperlo fare bene ma parlando poco e fumando molto, il miglior posto dove trovarmi è sempre dietro una tastiera o con gli occhiali sulla fronte a leggere un libro.

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