UFC 193: Ronda Rousey VS Holly Holm

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Me lo ricordo come fosse ieri, la prima e unica volta che ho fatto a botte, ero nel cortile davanti a casa mia e avevo incontrato un ragazzino che veniva alle elementari con me, Massimo, era uno di quei ragazzini odiosi sempre pronti a darti noia, uno di quegli stronzetti di periferia che non sanno capire che le persone hanno dei sentimenti, che non si gioca con le debolezze degli altri, uno che godeva profondamente a bullizzare, parola moderna, il prossimo.

Io non è che fossi un fisico, un duro, con i miei occhiali, il mio libro sotto braccio, a sedere a farmi gli affari miei, non ricordo da cosa nacque la provocazione, forse solo dal fatto che amavo leggere e preferivo quello al giocare a pallone, al mischiarmi a quella torma impazzita e sclerante per una palla che rotola senza senso, su un un campo di plastica in una periferia corrotta, una periferia dormitorio, uno di quei posti senza senso e senza sbocchi, in cui la gente torna a casa solo per dormire, chiude le serrature della propria porta di casa con tripla mandata e manda affanculo tutto quello che c’è fuori. Perchè fuori non c’è nulla, se non strade deserte alle nove di sera e lampioni che illuminano gli sbandati del posto che ciondolano al bar “La tedesca”, tra uno sprizt e un tiro di bamba sugli specchietti dei motorini parcheggiati.

Io queste cose allora neanche le sapevo ma, con gli anni, avrei capito che le volanti degli sbirri sempre accese e ululanti non erano un gioco e tutto quel rincorrersi in quegli stessi giardini dove leggevo non erano un videogame.

Fu forse una parola detta, sicuramente di troppo, fu forse una mano o una spinta che Massimo mi diede a far scaturire in me la voglia di rivalsa e con un gesto, una pedata, lo scalzai, la sua scarpa volò nell’aria per depositarsi in una siepe vicina. Fu quello, il mio gesto di intemperanza andato a buon fine e che forse lo sorprese a fare tutto il lavoro per me, preso alla sprovvista da quella improvvisa reazione, il bullo Massimo, scappò piangendo, non recuperò neanche la sua scarpa che rimase appesa ai rametti della siepe per l’intera serata. Il mattino dopo era scomparsa, così come scomparì dalla mia vita quella presenza ingombrante e fastidiosa, di quel ragazzino che forse non aveva mai capito come approcciarsi agli altri per cercare un contatto. La povertà di sentimenti non è mai un crimine, lo diventa quando si auto alimenta in ambienti ostili e privi di stimoli positivi.

Non è esattamente il ricordo di una battaglia epica il mio, niente fiumi di sangue o duelli all’ultimo cazzotto, non una scena presa da un film in cui il buono si scontra con i cattivi per fare giustizia. Il mio è solo un ricordo di un bambino che con un gesto di violenza, necessario per non soccombere ad un futuro di vessazione, ha trovato la propria tranquillità.

C’è sempre una storia dietro a un conflitto e c’è chi quel conflitto lo vive come una sfida da portare avanti con la propria vita, perchè la vera battaglia, secondo me, non è mai con l’altro ma con noi spettri e con i demoni che ci portiamo dentro, con la voglia di rivalsa e di successo che tutti abbiamo dentro. Ci sono molti modi di raccontare questa sfida, una sfida che ha sempre un vincitore e un perdente, l’importante nel raccontare questa storia è il perchè ma anche e sopratutto in questo caso, il come.

Due donne che si devono affrontare in uno scontro fatto di sberle, calci, pugni, mosse al limite del proibito, rabbia da incanalare e gestire con perizia, tutto per sopravvivere, tutto per riuscire a vincere e liberarsi dei propri demoni o dominare quelli dell’avversario.

Ronda Rousey vs. Holly Holm è questa la sfida e questo video è la presentazione prima del loro incontro. Il risultato non sarà scontato ma non lo è neanche il suo . Ed è questo, una volta tanto, a fare la differenza.

Scrivo per chi mi paga , per chi mi piace e perchè forse non so fare molto altro. Non dico di saperlo fare bene ma parlando poco e fumando molto, il miglior posto dove trovarmi è sempre dietro una tastiera o con gli occhiali sulla fronte a leggere un libro.

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