Un Patek Philippe e il lusso di perder tempo

TheGrandmasterChime

Hai mai piantato un bastone per terra e guardato la sua ombra proiettarsi per terra e segnare il passare del tempo lentamente ma inesorabilmente? Troppo medievale come sistema? Non posso darti torto.

Il tempo è un fattore delle nostre vite imperscrutabile, probabilmente uno dei fenomeni meno apprezzati nei momenti di panico e uno dei piu temuti quando le cose si mettono male, il tempo non passava mai quando la prof spiegava cose astruse dal sapore inutile e volava leggero quando limonavi duro con la tipa della quarta c. E tu eri solo in seconda. Tempi memorabili quelli, quando il tempo pensavi sarebbe sempre stato disponibile e infinito. Non che oggi sia cambiato poi molto, trovare il tempo per cazzeggiare fa bene all’anima, essere sopraffatti dallo scorrere dei secondi invece fa malissimo, fa invecchiare la pelle, ah no, quello lo fa il fumo.
Ma chi se ne frega dell’invecchiamento, la data di scadenza tanto ce l’abbiamo tutti solo che si sono scordati di scriverla sulla confezione e quindi è bene goderselo questo tempo che passa. Magari impiegandolo bene.

Messo da parte il famoso bastone sbattuto per terra o piantato in un muro per misurare il tempo siamo diventati sempre più sofisticati. Abbiamo cominciato con aggeggi grandi come case, abbiamo battuto lo scandire delle nostre esistenze con giochi d’acqua, pesi, sabbie di mille deserti e spiagge diverse, abbiamo cercato di racchiudere in scatole di legno il tempo, scandendo i suoi rintocchi con pendoli, uccellini variopinti e cucù dai suoni improbabili, l’abbiamo miniaturizzato questo tempo infame, che scappa e che non torna, l’abbiamo ridotto a impulsi digitali, l’abbiamo fatto scorrere su cristalli liquidi, mini panelli al led. Abbiamo tolto di mezzo le lancette che con il loro ticchettio metallico, discreto e vibrante ci insegnavano, da piccoli, a riconoscere i numeri e a capire quando mamma ci avrebbe ancora dato da mangiare o quanto ancora dovevamo aspettare prima di ritornare a casa dopo aver passato una giornata a Boboli invece che in un triste liceo con il Rocci sotto braccio e la conta dei giorni che ci separava dalla maggiore età. Oggi che il tempo l’ha preso in appalto permanente il coso che teniamo sempre in tasca è tutta un’altra cosa. C’abbiamo sveglie e suonerie diverse per ogni scorrere temporale, “tappiamo” uno schermetto multifunzione e impostiamo i ritmi della nostra vita,scandiamo la nostra esistenza con timer virtuali e il nostro polso è nudamente osceno. Se poi non è ignudo è addobbato da un pezzo di mela pagato a caro prezzo, pochi piccoli pezzi di silicio e altra roba che neanche sappiamo che costano due lire a tonnellata e che diventano un fantastiliardo di paperdollari dopo essere passato in uno shop tutto bianco bianco con commessi gentili che ti blandiscono a suon di giga e prestazioni da macchina di .

Chè se vogliamo parlare di lusso lo possiamo fare tranquillamente, senza attribuire però valore eccessivo a cose che valore intrinseco non ne hanno, perlomeno sulla mia personalissima scala dei pregi. E che non sono figlie di luoghi in cui il sole è oscurato dalle polluzioni di un’alba tecnologica spensierata e scellerata, un posto in cui l’unica maestria di chi assembla il cult object occidentale, ma non solo, sia quello di riuscire a fare più turni possibili senza aver voglia di buttarsi di sotto dalla finestra. E non per risparmiare il tempo della discesa.
Certamente ci sono lussi inarrivabili per la maggioranza di noi, il lusso di certi oggetti per esempio. Che racchiudono però una maestria e una sapienza rara, non soltanto un’assemblaggio da catena di produzione ma una gestualità ricca di saperi antichi e strumenti dal sapore artigianale. Perché in fondo il vero lusso in un oggetto come un è anche la sua dimensione di un’unicità in un contesto di produzione, se vuoi, industriale.
In certi gesti, in certe sfumature, in quelle mani e in quegli occhi chini sul pezzo da animare si intravede la saggezza della bottega, del creare con attenzione, del riuscire a rendere strumento e oggetto parte distinta ma unita, del creare una commistione perfetta tra idea e realizzazione.

Dopo che ti sei guardato il video puoi tornare tranquillamente a impiegare il tuo tempo come credi, perchè come ti sarai accorto non si è fermato neanche stavolta, puoi comunque sempre decidere di uscire fuori e piantare un maledettissimo bastone per terra. Oppure puoi cercare di mettere da parte i soldi della paghetta per comprarti quell’orologio. Se quella non bastasse la rapina non è un’opzione valida. A meno che tu non voglia che il tuo tempo sia rischiarato da un cielo perennemente a scacchi.

Scrivo per chi mi paga , per chi mi piace e perchè forse non so fare molto altro. Non dico di saperlo fare bene ma parlando poco e fumando molto, il miglior posto dove trovarmi è sempre dietro una tastiera o con gli occhiali sulla fronte a leggere un libro.

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