L’insostenibile leggerezza dell’omologazione

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Sono figlio di falegname, di un uomo che con le proprie mani ha costruito il proprio destino e di conseguenza anche il mio e di quello di tutta la mia famiglia.
 L’ho visto migliaia di volte carezzare con le sue  mani forti le sue creazioni, figlie di sudore, attenzione e passione vera.
Per ogni pezzo di legno trasformato in cosa utile e generosa la sua schiena si è curvata maggiormente, per ogni ora passata a bottega ha regalato a noi figli e a mia mamma un’ora di serenità  in più.
Conosco il significato della parola creare grazie al lavoro di quest’uomo che spesso in silenzio ha affrontato i disagi della vita, disagi che nella maggior parte dei casi derivano dalla mia condotta sregolata e priva di un talento prezioso come il suo.
Oggi che ha smesso di fare il suo mestiere perchè in pensione mi trovo spesso a riflettere su come anche il mondo  intorno a lui sia cambiato e come la nostra società di consumi take away abbia cambiato la nostra percezione di bello e utile.
Gironzolando per casa di amici e conoscenti ho notato come si sia persa inevitabilmente la freschezza e unicità  della propria intimità, il rendere personale e speciale il luogo dove troviamo ristoro e abitiamo.
Il mobile low cost , la casa arredata come mille altre , i che suonano vuoto quando li tocchi mi rendono triste.
Non esiste quasi più il concetto di arredamento unico se non nei casi di grossa disponibilità di denaro.
Come ben sappiamo tutti oggi di denaro non c’è n’è mai abbastanza e se anche ce ne fosse non verrebbe sicuramente impiegato per creare intorno a se stessi un ambiente ricercato e non omologato e omologante.
Se fossimo negli anni 30 sono sicuro che l’appalto nei lager sarebbe stato vinto dall’, che con poco avrebbe accolto la sempre maggiore richiesta di riempire spazi vuoti con altrettanti vacui arredi.
Nelle parole del mio babbo – “Io a questo prezzo non ci compro neanche il legno” – ritrovo il disagio di chi come me non vuole accettare lo stile di vita che questo tipo di globalizzazione ci sta imponendo.
L’artigiano non ha più modo di esistere in un mondo che viene prevaricato da una mega fabbrica che produce sottocosto in paesi d’asia e ridistribuisce il proprio design dalle forme eleganti in tutto il mondo.
Il disegno è bello, il prezzo super contenuto ma l’oggetto manca di anima.
Quello che viene considerato un vanto per la produzione di massa rappresenta per me una sconfitta dell’individuo.
Entrando in casa di chi non conosci ritrovi le pagine di catalogo della nuova bibbia, stampato in tiratura così elevata da essere il nuovo bestseller gratuito del nuovo millennio.
Appoggiato in pacchi  nell’androne delle scale di ogni condominio del mondo, messo a giacere nel porta riviste accanto al cesso di ogni casa, il catalogo dell’ trova e si fa posto nella nostra vita innocentemente.
Innocentemente ci convince che essere lì non sia un delitto verso chi ci circonda e con noi lavora, vive e    muore in un’ombra di finta eguaglianza che ci rende ogni giorno più poveri e ciechi.

Curioso ma pigro fluttuo per la rete cercando diversivi dallo sgranocchiare bambù.

2 Comments

  • Rispondi febbraio 19, 2012

    BullDog

    A me l'arredamento Ikea ha sempre fatto schifo. tutto uguale per tutti !!

  • Rispondi giugno 20, 2012

    F. Siciliano

    L'ikea è veramente il peggio in quanto a consumo responsabile, nessun controllo della fonte e massificazione per gli utenti finali. Un altro colosso dell'economia globsale da abbattere!!

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